Apro il racconto del terzo giorno della mia vacanza a Tokyo
con una riflessione, riflessione uscita fuori alle 22.20 in metro, al ritorno
ad Asakusa: da quando sono partito dall’Italia il mio proverbiale sense of
humor, che è soccorso fondamentale nei momenti pesanti, è un po’ mancato,
probabilmente è in vacanza pure lui. Non solo per un paio di battibecchi con
Alberto che non sono riuscito a (o non ho voluto) sdrammatizzare, ma anche per il
frequente ritorno col pensiero a ciò che mi manca in questo momento!!!
Devo richiamarlo all’ordine (il senso dell’umorismo intendo)
altrimenti continuerò a godermela solo in parte.
Venendo alla giornata, decisamente è iniziata tardissimo.
Nonostante i buoni propositi ci siamo svegliati alle 11.30. cazzo!!!! Stavolta
niente lavate lunghe. Alle 12.00 eravamo in strada. Obiettivo: Niombashi –
Pupuru. Speranze poche perché oggi è domenica ma tentar non nuoce. Siamo
fortunati? Nooooo, è chiaramente chiuso. A quel punto consultando la cartina
proseguiamo per Shimbashi per cercare il Dentsu Shiki Theatre, il teatro dove
danno Wicked. Ma prima una piccola deviazione: al parco del palazzo imperiale. Dopo aver
fatto lo sborone ieri sera sul farci a piedi tutta Tokyo, per vedere i posti,
valutare le distanze senza usare per forza la metro e bla bla bla, oggi il
ginocchio destro “rompe proprio le palle!!!”. Al ponte prima del palazzo
dell’imperatore facciamo una sosta. Piccola informazione tecnica: se non andate
il giorno del suo compleanno oppure il 31 dicembre, il palazzo lo “intravedete”
da fuori: è chiuso 363 giorni all’anno (ai visitatori ovviamente, credo che
l’imperatore e la sua famiglia li lascino entrare :D. Da notare il frinire
delle cicale (si dice così???) ininterrottamente, in Italia ogni tanto si danno
una pausa, cavolo qui non si fermano mai, sono assordanti, anche se alla fine
ci fai l’abitudine (più o meno). Al ponte facciamo un po’ di foto, ed in una in
particolare Alberto mi fa uscire più vicino ad un essere umano rispetto al
solito.
Ammiriamo il palazzo da lontano ed il fossato circostante e poi ci incamminiamo verso Shiombashi. Per abbreviare la distanza decidiamo di “tagliare” passando per il parco Hyiaby. E qui le sorprese sono innumerevoli. Il parco è incantevole, pieno di girasoli giganti. Alberto va in iperventilazione per colpa dei campi da tennis con giovani giapponesi che si prendono a pallinate (a dire il vero, ci sanno pure fare).
Troviamo un angolo del parco molto intimo, raccolto, con una campana al centro per la quale non riusciamo a sapere nulla (cmq moooolto suggestivo), ma la ciliegina sulla torta arriva mentre lasciamo i campi da tennis e ci incamminiamo lungo l’ennesimo viale di girasoli. Musica? Live?! Come? Dove? La sorgente è un piccolo anfiteatro all’aperto, dove veniamo deliziati da un gruppo di ragazzi che suonano pop rock e che ci invitano pure a partecipare al bordello col resto del pubblico giappo, omaggiando anche a noi una tovaglietta rinfrescante a testa!!!
Vi chiederete: che ci azzecca la tovaglietta rinfrescante ad un concerto? Ma
per farla roteare in aria ovviamente!!! Grandiosi! Incredibile! Ci siamo
divertiti da pazzi, al grido di “Ehi baby, ehi baby” leight motiv ( si scriverà
così?) della canzone finale.
Ammiriamo il palazzo da lontano ed il fossato circostante e poi ci incamminiamo verso Shiombashi. Per abbreviare la distanza decidiamo di “tagliare” passando per il parco Hyiaby. E qui le sorprese sono innumerevoli. Il parco è incantevole, pieno di girasoli giganti. Alberto va in iperventilazione per colpa dei campi da tennis con giovani giapponesi che si prendono a pallinate (a dire il vero, ci sanno pure fare).
Troviamo un angolo del parco molto intimo, raccolto, con una campana al centro per la quale non riusciamo a sapere nulla (cmq moooolto suggestivo), ma la ciliegina sulla torta arriva mentre lasciamo i campi da tennis e ci incamminiamo lungo l’ennesimo viale di girasoli. Musica? Live?! Come? Dove? La sorgente è un piccolo anfiteatro all’aperto, dove veniamo deliziati da un gruppo di ragazzi che suonano pop rock e che ci invitano pure a partecipare al bordello col resto del pubblico giappo, omaggiando anche a noi una tovaglietta rinfrescante a testa!!!
Sosta per pranzo, più per stanchezza che per effettiva fame,
in un anonimo Mac Donald (ed al piano fumatori per giunta), e si riparte per
Shiombashi…. Sotto la pioggia…. Porc%&$£ il tempo si è “avotato” al brutto
e continuerà per quasi tutta la giornata. Ma sotto la pioggia, sotto un cielo
plumbeo….. un raggio di sole….. la luce….. WICKED: l’abbiamo trovato!!! Il
Dentsu Shiki Theatre che si trova nel centro commerciale “Carretta”, si si
credeteci, si chiama così. Faccio una gran figura di merda infilandomi nella
hall del teatro per vedere i giorni e gli orari. Sorry, non si può durante lo
spettacolo (in sottofondo godo sentendo “the march of the witch hunters” anche
perché nella hall c’è un monitor che lo riprende. Chiediamo informazioni per i
biglietti e lo chiediamo ovviamente in inglese e mettiamo in crisi tre persone
che si guardano in faccia piuttosto inebetite e finalmente alla parola “ticket”
insistentemente ripetuta ci indirizzano verso il botteghino. Io già comincio a
sudare freddo: come cavolo faccio a parlare e farmi capire con la tipa al
botteghino se non parla inglese, come faccio a parlare di orari, matineè,
posti, stalls etc. etc. etc. Miracolo!!!! Parla inglese. Tutto diventa
facilissimo. Prendiamo i biglietti per venerdì in una zona abbastanza centrale
anche se un po’ indietro spendendo 9500 yen (circa 55 euro), più o meno come
Londra.
Sono felicissimo, non mi frega del tempo, del ginocchio che mi fa un male cane…. Wicked anche a Tokyo, da non credere. Ci facciamo un frappuccino da Starbucks ed un giro nel centro commerciale restando inebetiti vicino alla “ruota della fortuna”: praticamente c’era un piccolo stand con sta ruota e se qualcuno voleva giocarci prima di farla girare i giappi intonavano una specie di “urlo propiziatorio”; meravigliosi!!!
Sono felicissimo, non mi frega del tempo, del ginocchio che mi fa un male cane…. Wicked anche a Tokyo, da non credere. Ci facciamo un frappuccino da Starbucks ed un giro nel centro commerciale restando inebetiti vicino alla “ruota della fortuna”: praticamente c’era un piccolo stand con sta ruota e se qualcuno voleva giocarci prima di farla girare i giappi intonavano una specie di “urlo propiziatorio”; meravigliosi!!!
Un giretto in qualche negozietto lì vicino e decidiamo
nonostante il tempo di cacca di andare a Shibuya. E meno male: lo spettacolo
fuori la metro è pazzesco (anche se per uscire fuori ce ne vuole). Nonostante
il maltempo restiamo abbastanza a bocca aperta… e non siamo manco usciti dalla
parte principale. Passiamo per la zona sopraelevata per raggiungere un
“palazzone” di strumenti musicali. Lo spettacolo intorno è molto rock &
roll (e non mi riferisco solo agli strumenti), più passa il tempo e più mi
convinco che Alby ha ragione: Tokyo è decisamente rock & roll, in tutti i
sensi. Seguo un Alberto in estasi nello store e poi ci avviamo verso
l’entrata/uscita principale di Shibuya:
senza parole, un bordello, una quantità di gente pazzesca, l’incrocio fuori la
metro che al “verde” diventa una fiumana mostruosa….ed incrociata…. ed
intrecciata. Cerchiamo la statua di Hachiko andando per le strade che partono
dalla stazione (che cretini) giriamo con la bocca aperta guardando da fuori i
negozi di Cd, Dvd, vestiti, cibo, elettronica etc. etc. etc. restando incantati
dalle mille luci (so che suona scontato ma è vero, solo standoci uno può
capire). In realtà visitiamo anche qualche negozio ma in modo superficiale,
dobbiamo tornarci avendo l’intera giornata a disposizione. Ceniamo in un piccolo
locale vicino al palazzo 109, piuttosto carino, anche se non mangiamo
benissimo.
Sulla via del ritorno alla stazione della metro mi viene
un’illuminazione (capirai!). E se la statua di Hachiko non fosse in una delle vie
che partono da Shibuya, ma fosse proprio davanti alla stazione?
Avevo letto su un blog che uscendo dall’uscita principale,
la statua era sulla sinistra, ma pensavo nella strada a sinistra (che cretino
io, ma vatti a fidare di sti blog, eh eh eh). Invece no! È lì davanti, si sulla
sinistra, ma proprio davanti all’uscita; è ovvio altrimenti perché sarebbe
comodo darsi appuntamento in un posto lontano dalla stazione, è normale che la
statua doveva essere vicinissima (ho detto che deficienti???). Conclusione
della giornata: ginocchio in fiamme, previsioni del tempo per domani una mezza
lota, ed un po’ di tristezza che mi è giunta guardando le foto sulla macchina
digitale e capitando proprio su una in particolare a Vairano Patenora (che
culo). Ma è solo un momento e tutto sommato sono soddisfatto di tutto quel che
di meraviglioso ho visto!
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