Abbiamo superato la metà del viaggio ed il fatto che siamo
verso la fine (i giorni che restano sono meno di quelli trascorsi ) si sente,
soprattutto in Alby. Stamani siamo andati a Shinbashi a cercare uno store di
giocattoli. Ogni piano una meraviglia in cui perdersi; piano terra: Lego e
souvenir in senso lato (i Lego inspirati al film Indiana Jones con il filmato
dei personaggi fatto coi lego, compresi Spielberg e Lucas è carinissimo).
Secondo piano (per i giapponesi quasi sempre il nostro piano terra è 1):
peluche di tutti i tipi, morbidezze e dimensioni, ho trovato il Rilakkuma!!!!
Terzo piano: robot da Gundam a Yattaman (c’era anche il pupazzetto del maiale
sull’albero!!!) e modellismo. Ultimo piano: Barbie, puzzle e giochi da tavolo
(per le Barbie Gaia sarebbe svenuta). Il super negozio si chiama Hakuhinkan Toy
Park. Ho trovato anche dei portachiavi con tutti i personaggi dei cartoni
animati in formato neonato: mitici!!! Dopo facciamo un giro per Shinbashi, per
la zona ricca del “guardare e basta”, i negozi di Chanel, Dior, Louis Vuitton,
Bulgari etc. La visione di cotanta ricchezza ci mette fame e becchiamo un’altra
novità: un locale in cui l’ordinazione non si fa ai camerieri, ma ad un
distributore con le foto dei piatti ed i prezzi: mitico! Ed ancora più mitica è
la mostruosa e risaputa correttezza giapponese: poiché i menù erano scritti
ovviamente in giapponese con le foto dei piatti, non avevamo letto che con le
portate che avevamo ordinato erano comprese le zuppe di miso. Siccome a me la
zuppa di miso piace un sacco la ordino a parte. Diamo i bigliettini delle
ordinazioni usciti dal distributore (il locale si chiama Yayoyken) al cameriere
e ci sediamo al tavolo che ci indica. Dopo poco viene a spiegarci che
praticamente le zuppe di miso sono 3 e chiede se io ne voglio una sola oppure
effettivamente due. Quando gli dico che ovviamente ne voglio solo una lui mi
sorride con l’usuale gentilezza, va dentro e torna dopo un secondo a restituirmi
i 100 yen corrispondenti alla zuppa di miso ordinata a parte: trooooppo forte!!
Meravigliosi!! Dopo cotanta gentilezza ed una buona mangiata ci indirizziamo via
subway allo Yushukan Museum:
attenzione!! Ricordate se andate a Tokyo che quasi tutti i musei
chiudono tra le 16 e le 17.30.
Lo Yushukan è un museo sulla storia del
Giappone: dal periodo Meji fino alla seconda guerra mondiale. Per coloro a cui
piace la storia, e vogliono sapere di più su quella del Giappone, è veramente
un’esperienza “intensa” merita la visita. Inoltre è inserito in un giardino
molto carino con annesso tempio. Dopo il tuffo nella cultura facciamo un giro
per negozi prima a Shinjuku e poi a Shibuya. A Shinjuku becchiamo un acquazzone
e ci rifugiamo nella Tower Records dove io come al solito faccio danni: mi
compro il singolo degli Smap: esagerato!!!
Troooooppo carino; e se poi in
Italia non riuscivo a scaricare i pezzi ? I titoli sono in giapponese, mica in
inglese! Comunque tale danno non è minimamente paragonabile a quello che faccio
a Shibuya. Ho scoperto un altro Jeans
mate” con le magliette del maialino di Yattaman. Miticooooo!!! Me ne sono
comprate due… sono quasi senza soldi ma felice, yatta!!!! Io ed Alberto ci “avviciniamo”
un po’,anche se ci sono molte cose da chiarire, molti punti non chiari nel nostro
rapporto d’amicizia e non solo da parte mia anche se sicuramente più per colpa
mia e non solo per quello che non gli ho detto di me, ma anche per le cose che
di lui o con lui non mi vanno o quantomeno non mi sono andate bene. Comunque tornando
in metro verso Asakusa “azzecchiamo” la prima figura di merda giapponese. Mentre
arriva la metropolitana Alberto si mette a fare Fantozzi vicino ad un distributore
di bibite: prima ci mette 120 yen ma 10 glieli sputa. Poi ci mette un altro 100
yen ed all’atto del resto (mentre la metro è arrivata caz$%) gli cadono le
monete e dice qualcosa al distributore in una qualche lingua perduta. Saliamo in
metro e mi porge la bibita che nella fretta ha preso: etichetta tutta scritta
in giapponese con disegnati dei frutti che sembrano pesche ed albicocche. Sul retro
una scritta microscopica in inglese che dice “fruit mix”: molto chiarificatore!
Mentre assaggiamo e facciamo gli spiritosi sul gradimento della bibita (con
tanto di foto di Alberto che apprezza)
sento improvvisamente accanto a me una
voce: “di dove siete?”. Mi giro pensando che non c’erano occidentali vicino a
me e manco nelle vicinanze. È un giapponese! Che a parte ridersela del nostro siparietto con la bibita, parla
italiano! La mia risposta alla sua domanda è da ebete: “siamo italiani”. Mi sa
che visto che si è rivolto in italiano, a questo ci era arrivato. La sua
domanda era ovviamente riferita al luogo specifico, come Alberto meglio
precisa. Non conosce Caserta, ma conosce Napoli. Ci racconta che conosce l’italiano
– e lo conosce bene – perché è stato a Firenze 6 mesi a lavorare per un’azienda
italiana (Nuovo Pignone): io capisco “nuova opinione”, il solito ebete. Ci spiega
che la bibita dovrebbe contenere anche le prugne (ma non siamo molto convinti)
e ci saluta, scendendo alla sua fermata, con calore (effettivamente Alby ha
ragione, assomiglia un po’ ad Hiro di Heroes ma con un’aria un po’ più
intelligente). Finiamo la giornata al Seven Eleven a comprare e mangiare dolci
e biscotti made in Japan (gran magnafatti).
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