Me in Edimburgh

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domenica 29 giugno 2014

23/08/08 - Giorno 9

Giornata funestata dal maltempo (e dal mio mal de panza). Obiettivo della giornata (è sabato): Harajuku. Giunti alla zona (il tempo è coperto ma non ha ancora deciso di pisciarci in testa) ci blocchiamo davanti al ad un Festival...
Non abbiamo capito bene se si tratta di gruppi di quartiere, zone, fermate della metro, famiglie, gruppi etnici etc.etc. ma sono spettacolari. Su musiche originali e non (supponiamo anche tradizionali) ma decisamente in chiave pop, danzano cantano e sbandierano con un sincronismo da far paura. Il coinvolgimento del pubblico non è il massimo (anche ieri a teatro se è per questo), i giapponesi in certi contesti sembrano un po' freddini.
Dopo essere stati rapiti da balli e canti per almeno un'ora, veniamo "beccati" dalla pioggerellina d'Agosto e dalla fame di Alberto. Sosta per pranzo in un "Lotteria": ebbene si! Esiste una catena simil-Mac che si chiama "Lotteria" e si mangia anche piuttosto bene, a dire il vero. Partiamo quindi alla scoperta della zona, molto vicina a Shibuja e si vede: molto pop-rock, zona molto incentrata sull'abbigliamento.
C'è la zona "in", con i palazzi (badate bene, palazzi non negozi) di Gucci, Armani, Fendi, Prada etc. Poi c'è la Harajuku street con i negozi per il gusto di "noi" giovani (mi ci metto pure io), anche per portafogli più contenuti. Un malato di moda in questi posti ci può perdere la testa. Trovi capi dai colori o abbinamenti assurdi a prezzi moooolto buoni, sembra che i giovani giapponesi tengano particolarmente a personalizzare i capi di abbigliamento con pelle, borchie, strappi etc. etc. Entriamo nel Kiddyland, palazzo di giocattoli di tutti i tipi, un po' come lo store a Shimbashi. Trovo un pensierino per Alfredo ma soprattutto la tazza del maiale di Yattaman (sta diventando una fissazione). Poi visitiamo "L'Orient Bazaar" store, rinomato per l'acquisto di souvenir, da pochi yen fino a cifre astronomiche (se vuoi  ti vendono anche le armature giapponesi del '600). Prendo delle cartoline ed una fascia di quelle per "motivare" chi la indossa: chi ha visto un manga oppure un cartone animato giapponese, ha visto queste fasce che si legano in testa per prepararsi ad un esame, per un combattimento, prima di un impegno importante etc. Io ne ho comprata una a Carmine con la scritta che vuol dire "kamikaze" (a buon intenditor poche parole), Alby una a Faby per la buona riuscita degli esami (rideremo). Poi ha preso delle semplici e belle stampe per due novelli genitori, nostri amici, coni simboli di "mamma" e "papà" e vari altri souvenir. Poi ci siamo recai presso il "Daiso": dopo l'inizio della crisi economica in Japan sono sorti un sacco di negozi che vendono tutti articoli (o quasi tutti) a 100 yen l'uno. Questo che è ad Harajuku è a 4 piani e c'è di tutto per la casa, dal cibo ai cosmetici, alle bacchette, alle zucche di Halloween. Purtroppo il Daiso in questione diventa oggetto di una nostra breve disavventura.
Dopo aver comprato qualche cianfrusaglia ed avviatici ancora per Harajuku street, all'imprvviso Alby si rende conto di non aver più la macchina fotografica. L'ha lasciata al Daiso quando, per maggiore sicurezza nel trasporto, ha accuratamente incartato una delle cose che ha comprato. Oh lutto profondo!!!
Oltre al peccato per la macchina fotografica bellissima, ultramoderna e praticamente nuova, comprata appositamente prima del viaggio, ci sono tutte le foto fatte fino ad ora, perdute irrimediabilmente. Questi i nostri pensieri mentre corriamo indietro verso il Daiso, sperando nel miracolo. Mi viene purtroppo in mente il film già visto delle foto di Londra, mentre sento Alberto dietro di me che continua a riempirsi di "complimenti" (idiota e  coglione tra i più lusinghieri). Ancora una volta avevamo sottovalutato la correttezza e la precisione dei giapponesi (in realtà un po' ci speravamo): arriviamo al Daiso ed Alby chiede alla cassiera se hanno trovato una macchina fotografica... Ovviamente si!!! Accompagnano Alberto in una sala delle cose "lost & found",  gli ridanno la macchina fotografica e gli chiedono cortesemente di controllarla. Incredibili!
Decisamente risollevati di spirito per il lieto fine, ma contemporaneamente sotto un acquazzone torrenziale decidiamo giocoforza di rientrare ad Asakusa... complice anche il mio mal di stomaco. Breve pausa in albergo, cena  in un locale vicino, specializzato in tonkatsu, dove il proprietario ci offre doppia razione d'insalata per farci provare la salsa di sesamo: in pratica mi mangio l'insalata d'accompagnamento al katsudon, affogandola nello schizzo di maionese che la cameriera mi porta. Mentre la finisco il proprietario mi vede e mi spiega in inglese, più o meno, che ci va sopa  la salsa di sesamo, che mi indica e che è "wonderful" a suo dire. Vedendo che però non posso provarla mi fa portare altra insalata, così ci metto sopra la salsa di sesamo, risultato: una schifo! Me la mangio tutta sorridendo perché il proprietario mi continua a guardare mentre la mangio (che culo!). E' stato comunque molto carino. La serata finisce con chiacchierata sull'amicizia con Alby, iniziata male (con il sottoscritto altamente a disagio e "sofferente") e finita discretamente, a parlare di Caludio, Enzo, Angela e cavoli vari (meno male). C'è comunque grande necessità di un chiarimento al nostro ritorno, anche di un chiarimento totale; spero di averne il coraggio, ma all'amicizia di Alby  ci tengo... e devo!!!

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