Sabato ho visitato per la prima volta il “Cimitero delle
Fontanelle" (chiamato in questo modo per la presenza, in passato, di fonti d'acqua). Io che tra pochi giorni raggiungerò la veneranda età di 43 anni e
che vivo a pochi chilometri da Napoli non c’ero mai stato. Il Cimitero si trova
nel famoso e famigerato Rione Sanità, che poi tanto famigerato non mi sembra proprio…
ma ne parliamo dopo.
Il luogo è a stento indicato da qualche sporadica freccia
posizionata in maniera assolutamente casuale, tanto che senza Google map non so
se l’avremmo beccato, se non chiedendo ai passanti.
La strada più breve se non si vuole arrivare con l’auto in
quelle zone è prendere la metro e scendere alla fermata “Materdei”.Da lì c’è
una piccola salita da fare e poi le scale a scendere che ti portano a 100 metri
dal Cimitero.
Dovunque cercate su internet trovate l’indicazione: orario
di apertura 10 – 17. In realtà l’orario è 10 – 16 purtroppo. In compenso l’entrata
è assolutamente gratuita.
Fatta questa doverosa descrizione del come ed in che orario
arrivarci, le considerazioni che si possono
fare sono le più disparate. Dal misticismo del luogo, ad una certa cultura
napoletana dell’affidare i propri desideri e speranze a qualcosa di esterno a
noi, come una “capuzzella” del Cimitero,
da quella bellezza “oscura” all’assoluto senso di rispetto per tutti
quei defunti. Non entro nel merito delle leggende che si narrano intorno a
quegli scheletri che potete trovare, insieme a molte informazioni storiche, sulla pagina di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_delle_Fontanelle
Personalmente credevo che mi avrebbe fatto maggiore impressione,
considerando che sono un fifone e che pensavo che avrei avuto momenti di, diciamo,
timore. In realtà il luogo è pieno di suggestioni, che possono essere solo in
parte raccontate, con tutte quelle teste impilate ordinatamente, con il vetro
in terra dal quale scorgi altre teste e scheletri, il che ti fa capire che
sotto i tuoi piedi ci sono file e file di defunti. La vista di alcune di quelle
teste messe in cassettine e girate, come se stessero di spalle, ti fa in parte
sorridere ed in parte riflettere per la causa di tale posizione della testa:
nella tradizione la testa viene girata “di spalle” quando le viene chiesta una
grazia e questa… tarda ad arrivare. Viene spontaneo pensare: cosa avranno
chiesto a quella “capuzzella”? Qualcosa di sciocco e superficiale, o c’è dolore
dietro quel gesto. Si può discutere sull’ignoranza legata al credere a certe
cose, ma di certo mi è venuta tanta tristezza nell’immaginare le attese deluse
per la mancata grazia: per l’arrivo di un figlio, per un lavoro, per l’amore
etc. etc. etc
Per passare a temi più leggeri mentre il Cimitero sortiva
tali pensieri, molto diversi sono stati quelli che son venuti fuori nel
camminare da lì, dal Rione Sanità fino al centro, a Piazza Cavour. Come
hanno dichiarato i Manetti Bros. dopo aver
girato il loro ultimo film “Song ‘e Napul” ogni scorcio di questa città è una
cartolina.
I vicoli, le stradine strette nelle quali a stento ci passa
un’auto sono incredibilmente suggestivi. I mercatini che spuntano all’improvviso
da dietro un angolo ti fanno sentire il calore di questa città che in realtà è
tante metropoli in una. Ovviamente parliamo di zone in cui non è sempre il caso
di stare col naso all’aria perchè puoi trovarti con qualcosa in meno... ma credo
che non bisogna più scadere nei luoghi comuni quando si parla di Napoli: purtroppo
tutte le città, di certe dimensioni soprattutto, hanno quartieri un po’ più “pericolosi”.
Chiudo con alcune foto degli scorci che solo in parte possono far intuire il
fascino di quel luogo assolutamente originale.




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